BIANCO, ROSSO E VERDONE


BLANCO ROJO Y VERDUZCO



FICHA TÉCNICA

TÍTULO ORIGINAL Bianco, rosso e Verdone

AÑO 1981

IDIOMA Italiano

SUBTITULOS Español (Separados)

DURACIÓN 110 min.

DIRECTOR Carlo Verdone

GUIÓN Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone

MÚSICA Ennio Morricone

FOTOGRAFÍA Luciano Tovoli

REPARTO Carlo Verdone, Irina Sanpiter, Elena Fabrizi, Angelo Infanti, Milena Vukotic, Mario Brega

PRODUCTORA Medusa Produzione

GÉNERO Comedia Road Movie


SINOPSIS Años 80. Carlo Verdone interpreta a tres personajes, Pasquale, Furio y Mimmo, que se dirigen a sus respectivos colegios electorales para ejercer el derecho al voto. Pasquale, un emigrante reservado y un poco gafe que trabaja en Munich, regresa a Matera para poder votar. Furio es un neurótico y maniático padre de familia, que tiene completamente harta a su mujer. Y Mimmo, simpático e ingenuo, que va a votar acompañado de su abuela. (FILMAFFINITY)

TRAMA

En tiempo de elecciones políticas y los electores que por razones de su trabajo han dejado su comuna de residencia, deben volver para votar. De Munich en Baviera, con su coche deportivo, parte Pasquale, que se casó con una alemana y forzado ha aguantar su horrenda cocina, desea repatriarse. Furio sale de Turín parte a Roma, con sus dos hijos y su mujer Magda, mujer piemontesa, con furia insoportable, y sin fantasía así como para hacer un recorrido en coche. De Verona, donde fue a buscar a su abuela - mujer obesa, llena de dolencias, pero de rico sentido del humor, Mimmo, un joven ingenuo con el cerebro de un niño. Durante el recorrido, Pasquale viene desnudándose sistemáticamente de todos - radio, regalos, coche - para cuál, llegado el momento al voto, él sabrá solamente expresar su cólera con malas palabras. Furio, en su lugar, estará a tal punto acertado para cansar a su mujer con su fastidio, para hacer que ella acepte la corte de un desconocido y para escaparse con él. Mimmo, en el último, tendrá una aventura desafortunada con una prostituta del hotel, y, sobretodo, hará mucho para encolerizar a la abuela con su premura exagerado y absurdo, para provocar su muerte.(1)


La producción del film es del sergio Leone; que titubeaba mucho en el nombre de la película ya que en 1971, había producido en 1972 Bianco, rosso e... con Sophia loren. con la cual no había tenido mucho éxito.(2)

CRITICA

Interpretadas las  tres historias por el mismo Verdone, revelan el detalle cuidadoso de la observación del actor director, su originalidad para interpretar, también con las referencias obvias a Sordi, su capacidad en mezclar lo grotesco, la comicidad, la farsa, con una melancolía y paranoia, que da consistencia y verdad humanas a la maqueta. “(“Signallings cinematográfico”, vol. 91, 1981”).

“Verdone no se va, dobla, y se repite: en la vulgaridad romana y la opción del material novelistico. Pero lo hace agradablemente nunca desembarcar en malas palabras. “(Laura y Morando Morandini, “Telesette”).
“Anche se non privo di alcuni momenti godibili, il film non riesce a superare i limiti, già affiorati nell'opera precedente di questo giovane autore; limiti che angora legano Verdone al breve 'sketch' televisivo che lo ha rivelato al pubblico e nell'ambito del quale sta forse ancora la sua giusta collocazione. In altri termini, il grande schermo non sembra giovare molto alla resa della sua espressività, che viene sacrificata e finisce per perdersi nella dimensione e nella struttura stessa di un lungometraggio, quando non viene addirittura messa in ombra dalla personalità di altri interpreti, come è il caso di Lella Fabrizi, sorella del più noto Aldo, riuscitissima attrice nei panni della nonna di Mimmo." (Carlo Tagliabue, "La Rivista del Cinematografo", 6, 1981)

“Aunque no careciendo de algunos momentos del godibili, la película no tiene el éxito para exceder los límites, emerge del trabajo previo de este autor joven; límites de ls sketch de Verdone en la televisión, que la ha revelado al público y dentro de la cuál sigue siendo quizás su colocación justa. Es decir la gran pantalla no parece servir a la producción de su expresividad, en que que se sacrifica y terminando conseguir la perdida en la dimensión y en la misma estructura de un largometraje, cuando no queda puesto absolutamente a la sombra de la personalidad de otros intérpretes, como es el caso de Lella Fabrizi, la hermana de Aldo más famoso, la mayoría de las actrices están  acertadas en el papel de la abuela de Mimmo. “(Carl Tagliabue, “la revisión del Cinematografo”, 6, 1981).(3)

PREMIOS
NASTRO D'ARGENTO 1981 Mejor actor CARLO VERDONE y LELLA FABRIZI como mejor actriz junto a CARLA FRACCI.


 
La señal

La trama de la película es el volver a su tierra por la jornada electoral, lo que empuja a los protagonistas para viajar hacia adentro y  adelante, de par en par por Italia, revelando al espectador los aspectos grotezcos de la realidad italiana. Verdone pone en el largometraje su visión con una gran capacidad, yéndose que el aspecto cómico de las situaciones y de los caracteres es por lo menos al parecer predominante, pero obscureciendo el interioridad de los personajes. El amargo final viene compensado de la mordaza numerosa de lo delirante que se presenta en toda la película

Los tres protagonistas

Son Furio, Pasquale y Mimmo, los que por una cuestión de una película de camino, tienen  tres coches: Furio viaja con su mujer en un Fiat cl Panorama 131del 1978 de color blanco, Pasquale en un alfa Romeo Alfasud rojo de 1973, y Mimmo en un Fiat verde 1100 D de 1963, constituyendo los colores del tricolor italiano.


Furio Zòccano

E un impiegato romano residente a Torino. Pignolo oltre ogni ragionevole possibilità, soffre di turbe maniaco-ossessive. Opprime la giovane moglie Magda ed i figli Antongiulio e Antonluca con ogni sorta di pedanti quanto inopportune puntualizzazioni. Per lui tutto è calcolabile senza possibilità di errore, ma Magda esasperata si allontanerà da lui in modo quasi romanzesco, complici un aitante playboy e un rocambolesco incidente stradale. Personaggio fatale e familiare all'attore, già collaudato nel suo repertorio cabarettistico, proposto nel varietà Non stop e ripreso nel film Viaggi di nozze ed il recente Grande, grosso e Verdone con nomi e storie diverse.

Mimmo

Cosiddetto "giovane e fregnone", infantile ed immaturo nonché timido, deve accompagnare sua nonna Teresa (Elena Fabrizi) da Verona (che Mimmo confonde con Vicenza) a Roma, smaniosa di poter dare il proprio voto al PCI. Nel tragitto non mancheranno curiosi contrattempi e deviazioni, nonché incontri "particolari" come una bellissima turista dell'allora URSS, una squillo d'albergo ed un burbero camionista detto er Principe, interpretato da Mario Brega, che si crede responsabile della morte non avvenuta di Furio. Il rapporto fra i due parenti rivela la fragilità del giovane dinanzi alle vicissitudini della vita le quali al contrario vengono affrontate con sagacia e saggezza popolare dall'energica nonna. Mimmo riprende a grandi linee la maschera di Leo nel precedente Un sacco bello, anni dopo riproposta con lo stesso nome in Grande, grosso e Verdone

 


Pasquale Amitrano

Macchietta dello sciatto, pacchiano e taciturno emigrante italiano in Germania, a Monaco di Baviera. Sopra il suo letto troneggia come immagine devozionale il rassicurante sorriso dello juventino Franco Causio. L'uomo lascia a casa la bionda e teutonica consorte per recarsi al seggio a Matera, a bordo della propria Alfasud rossa. Spaesato in un mondo così diverso dalla tranquilla Monaco e dall'Italia che aveva lasciato, appena messo piede sul suolo italiano inizia a subire una serie continua di furti e vessazioni. Silenzioso per tutto il film, arrivato al seggio, Pasquale dà vita ad un accoratissimo quanto esilarante sfogo verbale elencando i torti subiti in un dialetto incomprensibile ai suoi stessi compaesani, chiudendo il film con una frase lapidaria, l'unica comunemente intendibile. Il personaggio fu un'invenzione di Carlo Verdone che volle compensare la logorrea di Furio Zòccaro con un personaggio completamente muto. L'ispirazione venne a Verdone in seguito alle visioni dei film di Jacques Tati al Filmstudio di Roma.

 

COMMENTO

Seconda carrellata di personaggi del repertorio cabarettistico e televisivo di Carlo Verdone, insistendo sul loro impaccio, accentuato nel personaggio di Mimmo. Come in Un sacco bello, è l'attualità del contesto a fare da contorno: un paese disorganizzato, fitto di antagonismi ideologici nonché insicuro per i forestieri.

Segue l'immagine datata dell'emigrante meridionale all'estero, straniero sia in patria che nel paese d'adozione.

Il film propone brillantemente una comicissima Sora Lella, antico stereotipo della romana dalla saggezza ancestrale, in antitesi ad un nipote sprovveduto.

Preponderante il commento musicale il cui tormentone riprende le note dell'inno di Mameli.

Di notevole importanza è la leggera critica lanciata da Verdone contro la politica e "il rito del voto". La nonna di Mimmo muore nel seggio elettorale, ma gli scrutinatori anziché aiutarla o curarsi del ragazzo litigano se accettare o meno il di lei voto nell'incertezza di valutare la scheda "mezza aperta o mezza chiusa". Furio farà notare un disegno volgare sulla cabina elettorale chiedendone la censura, causando al contrario l'ilarità degli scrutinatori. Lo sfogo di Ametrano, in un dialetto che i suoi paesani aviti non comprendono, atto a denunciare l'inutilità di un voto che non servirà a cambiare niente.(3)


2.- Ibid
3.- http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=15375





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